08/12/12

Maria


La donna, che non può osare avvicinarsi al Santuario,"conterrà" il Dio che quello stesso Santuario pretendeva racchiudere tra le sue mura. 
La donna, che non può neanche osare toccare la Bibbia, accoglierà dentro di sé la Parola di Dio fatta carne. 
La donna, che non può rivolgersi al sacerdote né tanto meno toccarlo, sarà madre del Santo dei Santi. 
Il Dio, che mai ha rivolto parola a una donna, la chiamerà immà (mamma).

Alberto Maggi

06/12/12

Tre

Il fine della mia vita è realizzare il sogno che Dio ha fatto sulla mia culla.

Jean Salem


In cammino verso l'identità - Carlo Molari

L'identità dell'uomo non è già costituita all'inizio del suo cammino, ma assume le sue sembianze definitive alla fine. (...) L'uomo è in processo verso il suo compimento. Noi nasciamo incompiuti, nasciamo materia per diventare progressivamente spirito, anima, per assumere la nostra identità definitiva, quel "nome che è scritto nei cieli" (Lc10,20). La domanda che ci porremo al momento della morte sarà: chi sei? Chi sei diventato? Non risponderemo con ciò che abbiamo fatto, perché questo è provvisorio, destinato a perire. Risponderemo se siamo diventati quella forma definitiva di vita che Dio ha fissato per noi, se siamo diventati figli di Dio.
Alla nascita l'uomo è un complesso di possibilità vitali aperte ad innumerevoli sbocchi. L'identificazione della persona avviene progressivamente attraverso le scelte di ogni giorno, che annullano alcune reali possibilità per renderne attuali solo altre. Per questo tutte le decisioni vitali comportano perdite e spesso anticipano l'angoscia della morte. In realtà ogni scelta, sopratutto se irreversibile, qualifica la persona in un determinato modo annullando molte altre possibilità ugualmente reali. 
L'identificazione personale avviene attraverso queste piccole morti quotidiane, che però consentono la nascita definitiva dell'uomo interiore (cfr. 2Cor 4,16-18; Ef 3,16).  Finché l'identità personale non è consolidata, l'uomo si identifica attraverso realtà esterne a lui: il luogo di nascita, i propri genitori, il titolo di studio, la professione, ecc. Noi viviamo di identità provvisorie e false, al massimo funzionali e quindi temporanee. In realtà nulla appartiene all'uomo al di fuori di se stesso, del "nome scritto nei cieli" (cfr. Lc 10,20), che fissa la sua identità definitiva. Egli la riceverà solo alla fine: "Noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è" (1Gv 3,2). (...)

Crescere come persone richiede l'abbandono progressivo di questi riferimenti d'identità e l'acquisizione della propria forma personale fissata dalla interiorità.  Per questo invecchiare esige la capacità di fare progressivamente a meno di tutti i riferimenti di identificazione, per essere semplicemente se stessi. (...) La morte ci chiederà di avere acquisito in modo così completo il nostro proprio nome, da saperlo abitare interamente, senza altri riferimenti esteriori; la capacità cioè di essere semplicemente noi stessi, in continuo rinnovamento interiore, in virtù dei molteplici doni accolti durante l'esistenza.  Il criterio della morte ci insegna a vivere in vista della nostra identità definitiva, senza permetterci di identificarci eccessivamente con le identità provvisorie.  (...)

L'uomo nasce materiale e diventa spirituale, nasce carne e diventa spirito. Questo processo coincide con il divenire persona: l'uomo nasce natura e diventa persona. Tutto ciò vale anche per l'umanità nel suo complesso. (...) Gli uomini possono progressivamente accogliere in modo più ricco l'azione creatrice di Dio e vivere di perfezioni superiori alla loro attuale condizione. (...)
Il divenire della persona e della umanità si realizza nei rapporti. L'azione creatrice di Dio non emerge nella creazione e non diventa efficace nella storia se non attraverso creature. Solo nei rapporti, quindi, la creatura umana cresce come persona. Il Concilio Vaticano II (...) scrive che l'uomo può "divenire più uomo" attraverso i rapporti e raggiungere la sua identità piena. (...) La persona cresce per le offerte di vita che le vengono dalle relazioni. Questo deve renderci attenti agli altri per offrire a tutti, sopratutto ai più poveri, delle offerte di vita che li facciano crescere. (...) La nostra identità ci è offerta dagli altri e non esistono  altri canali attraverso i quali possano pervenirci doni di vita se non i nostri rapporti, luogo esclusivo dell'azione creatrice. Ma le offerte vitali possono essere accolte solo attraverso processi attivi di assimilazione, che richiedono ampi  spazi interiori.
Crescere perciò è imparare ad interiorizzare i doni "degli altri", di un Altro; è intrattenere rapporti intensi per accogliere tutte le offerte vitali che ci fanno diventare persona. 

tratto da
Carlo Molari "Per una spiritualità adulta"

05/12/12

Due

Non farti allontanare dalla tua strada, neppure da quelli che vanno nella stessa direzione.

S.J. Lec


04/12/12

Uno

L'uomo muore sempre prima di essere completamente nato.

Erick Fromm


02/12/12

I Avvento

Lc 21,25-28.34-36


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all'improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà  sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».

L'Avvento è il tempo che prepara nascite, il tempo di santa Maria nell'attesa del parto, tempo delle donne: solo le donne in attesa sanno cosa significhi davvero attendere. Ma non si attende solo la nascita di Gesù. 
«Ci saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia...» Il Vangelo ci prende per mano, ci porta fuori dalla porta di casa, a guardare in alto, a percepire il cosmo pulsare attorno a noi, a sentirci parte di una immensa vita. Che patisce, che soffre, che si contorce come una partoriente (Is 13,8), ma per produrre vita. Il presente porta nascite nel grembo. Ma «quanto morir perché la vita nasca» (Rebora).È un tempo di crisi. C'è una crisi della Chiesa, diminuiscono le vocazioni, cresce l'indifferenza religiosa, l'istituzione ecclesiastica perde fiducia. Ma la fede ci permette di intravedere che la fine di un certo tipo di Chiesa può portare a un nuovo modo di vivere la fede, più essenziale, libero e convinto, pieno di cuore e di verità. È il nostro atto di fede: il regno di Dio viene, ed è più vicino oggi di ieri.Anche la crisi economica e finanziaria ci sta dicendo che dobbiamo cambiare strada e favorire un altro modello di economia, non fondato sulla logica della crescita infinita, che è insostenibile, ma su rispetto della natura, sobrietà e solidarietà. Il Vangelo d'Avvento ci aiuta a non smarrire il cuore, a non appesantirlo di paure e delusioni: «state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano». Ci sarà sempre un momento in cui ci sentiremo col cuore pesante, scoraggiati. Ho provato anch'io lo scoraggiamento, molte volte, ma non gli tengo il posto, non gli permetto di mangiare nel mio piatto, non gli permetto di sedere sul trono del mio cuore. Il motivo è questo: fin dentro i muscoli e le ossa io so una cosa, come la sapete voi, ed è che non può esserci disperazione finché ricordo perché sono venuto sulla terra, di chi sono al servizio, chi mi ha mandato qui. E chi sta venendo: «allora vedranno il Figlio dell'uomo venire con grande potenza e gloria.»Questo mondo contiene Lui! Che Viene, che è qui, che è più grande di noi; c'è un Liberatore, esperto di nascite, in cammino su tutte le strade.«Alzatevi, guardate in alto e lontano, perché la vostra liberazione è vicina.» Uomini e donne in piedi, a testa alta, occhi alti e liberi: così vede i discepoli il Vangelo. Gente dalla vita verticale.
 Il Vangelo ci insegna a leggere il presente e la storia come grembo di futuro, a non fermarci all'oggi, ma a guardare avanti: questo mondo porta un altro mondo nel grembo. Un mondo più buono e più giusto, dove Dio viene, vicino come il respiro, vicino come il cuore, vicino come la vita.

Ermes Ronchi - da "Avvenire"




01/12/12

Vocazione e identità - Thomas Merton


«La nostra vocazione non è semplicemente quella di essere, ma di collaborare con Dio a creare la nostra stessa vita, la nostra identità, il nostro destino. Siamo esseri liberi e figli di Dio. Questo significa che non dobbiamo esistere passivamente, ma scegliendo la verità, dobbiamo partecipare attivamente alla Sua libertà creativa per la nostra vita e per la vita degli altri. Anzi, per essere più precisi, siamo anche chiamati a lavorare con Dio nel creare la verità della nostra identità. Possiamo sfuggire questa responsabilità giocando a mascherarci; e questo ci soddisfa, perché a volte può sembrarci un modo di vivere libero e creativo. E’ cosa facile che sembra accontentare tutti. Ma a lungo andare questo costa e fa soffrire notevolmente. Operare la nostra stessa identità in Dio ( ciò che la Bibbia chiama ‘operare la propria salvezza’ ) è lavoro che richiede sacrificio e angoscia, rischio e molte lacrime. Richiede ad ogni momento un attento esame della realtà, una grande fedeltà a Dio, al Suo oscuro rivelarsi nel mistero di ogni situazione. Non conosciamo con certezza né in anticipo quale sarà il risultato di questo lavoro. Il segreto della mia piena identità è nascosto in Dio. Lui solo può farmi quale sono, o piuttosto, quale sarò, quando finalmente comincerò ad essere pienamente. Ma se io non desidero raggiungere questa mia identità, se non mi metto all'opera per trovarla insieme a Lui e in Lui, quest’opera non verrà mai compiuta. Il modo di farlo è un segreto che posso imparare da Lui solo, e da nessun altro. Non vi è modo di conoscere questo segreto se non per mezzo della fede. La contemplazione è dono più grande, più prezioso, perché mi permette di conoscere e di capire ciò che Egli vuole da me.»

«L’uomo sa di aver trovato la propria vocazione quando cessa di cercare come si deve vivere e incomincia a vivere. Così se uno è chiamato alla vita solitaria, cesserà di preoccuparsi come si deve vivere e incomincerà a farlo in pace soltanto quando sarà in solitudine. Ma se uno non è chiamato alla vita solitaria, più è solo più si preoccupa intorno al modo di vivere. Quando non si vive la propria vera vocazione, il pensiero offusca la vita, o si sostituisce ad essa, o si sottomette ad essa in modo che la vita soffoca il pensiero ed estingue la voce della coscienza. Quando troviamo la nostra vocazione pensiero e vita sono una sola cosa.»

Thomas Merton - Scritti scelti