19/02/15

L'amore prima delle opere - C. de Foucauld



Lettera a Maria de Bondy, Tamanrasset, 20 maggio 1915  


«Comprendo bene quanto è per voi duro non poter essere utile in qualche modo attivo in questi giorni come vorreste: ma il Buon Dio è migliore giudice di noi; noi siamo portati a mettere al primo posto le opere, i cui effetti sono visibili e tangibili; Dio dà il primo posto all'amore e poi al sacrificio ispirato dall'amore e all'obbedienza derivante dall'amore. Bisogna amare ed obbedire per amore, offrendosi come vittime insieme a Gesù come a Lui piacerà: sta a Lui far conoscere se vuole per noi la vita di san Paolo o quella di santa Maddalena; Egli vuole per voi, con l'isolamento in cui vi mette, la vita di santa Maddalena, l'amore, l'obbedienza e il sacrificio, l'adorazione, la vita interiore, con meno opere esterne che se vi lasciasse il mezzo di dedicarvici. 
Si è veramente utili al prossimo, che Dio ama più di quanto noi possiamo amarlo, solo obbedendo fedelmente alla volontà del divino Ordinatore, vedendo bene il posto in cui Egli ci vuole, le opere che vuole da noi e facendole nel miglior modo in cui possiamo, non perfettamente, senza dubbio, perché la perfezione non è delle creature. Nulla sarebbe più triste dell'esser ciechi e contenti di sé: "l'umiltà è verità". Riconoscendo la nostra miseria e la nostra insufficienza, cerchiamo senza sosta di fare la volontà del Beneamato, contando non solo sulla sua misericordia e sulla sua pietà, ma anche sul suo amore per la nostra povera anima: "caritate perpetua dilexi te". Egli sa con quale fango siamo formati, Egli ci ama, Egli ci dà la grazia, la sua grazia, Egli è il buon pastore, sempre in cerca della sua pecora... Come prima cosa, ho bisogno di mettermi spesso dinanzi a queste verità, per consolarmi d'esser così nullo in quanto ad attività esterna e così meschino in quanto a vita interiore...»
 
 Charles de Foucauld
 


16/02/15

Dio ama i piccoli - D. Bonhoeffer




Ecco Maria, anzitutto, la moglie del carpentiere – noi diremmo: la povera donna di un operaio -, sconosciuta, insignificante agli occhi degli uomini: proprio nella sua insignificanza, nella sua piccolezza agli occhi degli uomini, viene fatto oggetto dello sguardo e dell’elezione di Dio, per essere madre del Salvatore del mondo; non in virtù di qualche suo pregio umano, né per il suo pur grande timor di Dio; non a motivo della sua umiltà e neppure di una qualsivoglia sua virtù, ma solo ed esclusivamente perché la condiscendente volontà di Dio ama, elegge, e fa grande ciò che è basso, insignificante e piccolo…

Dio non si vergogna della piccolezza dell’uomo, vi si coinvolge totalmente: sceglie di essere umano, lo fa suo strumento, e compie il suo miracolo là dove meno lo si attende. Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è perduto, ciò che è insignificante, reietto, ciò che è debole, spezzato. Quando gli uomini dicono: “perduto”, egli dice: “trovato”; quando dicono: “no!” egli dice: “si!”. Quando gli uomini distolgono il loro sguardo con indifferenza o con alterigia, ecco il suo sguardo ardente di amore come non mai. Gli uomini dicono: “abietto!”, e Dio esclama: “beato!”.
Quando giungiamo, nella nostra vita, al punto di vergognarci dinanzi a noi stessi e dinanzi a Dio, quando arriviamo a pensare che è Dio stesso a vergognarsi di noi, quando sentiamo Dio lontano come mai nella nostra vita, ebbene, proprio allora Dio ci è vicino come non mai; allora vuole irrompere nella nostra vita, allora ci fa percepire in modo tangibile il suo farsi vicino, così che possiamo comprendere il miracolo del suo amore, della sua prossimità, della sua grazia.


Dietrich Bonhoeffer

31/01/15

La Chiesa del futuro - Joseph Ratzinger


«Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi.
Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la Fede al centro dell’esperienza.
Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.
Allora la gente vedrà quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto.»

Joseph Ratzinger, 24 dicembre 1969
conclusione del ciclo di lezioni radiofoniche presso la Hessian Rundfunk

17/01/15

Il dono - Kahlil Gibran


Ci sono quelli che danno poco
del molto che hanno
e lo danno per ottenerne riconoscenza;
e il loro segreto desiderio guasta i loro doni.

E ci sono quelli
che hanno poco e danno tutto:
sono proprio loro
quelli che credono nella vita,
e nella generosità della vita,
e il loro scrigno non è mai vuoto.

Ci sono quelli che danno con gioia,
e quella gioia è la loro ricompensa.
E ci sono quelli che danno con dolore
e questo dolore è il loro battesimo.

E ci sono quelli che danno
e nel dare non provano dolore
né cercano gioia
né danno pensando alla virtù.

Essi danno come in quella valle laggiù
Il mirto esala nello spazio la sua fragranza.
Per mezzo delle mani di gente come loro
Dio parla e dietro ai loro occhi
egli sorride alla terra.

E' bene dare quanto si è richiesti,
ma è meglio dare quando,
pur non essendo richiesti,
si comprendono i bisogni degli altri.

E per chi è generoso
Il cercare uno che riceva
È gioia più grande che il non dare.
E c'è forse qualcosa che vorresti trattenere?

Tutto ciò che hai
un giorno o l'altro sarà dato via:
perciò dà adesso,
così che la stagione del dare sia la tua,
non quella dei tuoi eredi.

Kahlil Gibran